Che cosa intendiamo per motivazione al lavoro? Beh, sicuramente non c’è una definizione univoca di questo concetto: nel corso degli anni, infatti, molti addetti ai lavori hanno elaborato teorie diverse per identificare l’idea di motivazione.

La motivazione è il fulcro di tutte le attività, professionali e non; la maggior parte di noi subisce periodi di assenza di questa forza, legata ad una serie di fattori. La mancanza di motivazione non influenza solo le prestazioni sul lavoro, ma colpisce il tuo benessere emotivo e la tua capacità di continuare a perseguire gli obiettivi SMART che ti sei prefissato.

Come fare, dunque, per tornare ad essere motivati e felici all’interno di un’azienda? Vediamo insieme quali sono le cause dell’assenza di motivazione e come fare per eliminare le distrazioni.

Come eliminare le distrazioni ed essere motivati sul lavoro

Essere poco motivati al lavoro non è un concetto estraneo. La maggior parte delle persone ha subito, almeno una volta, un calo della voglia di lavorare, per assenza di sfide o per la percezione di una distanza nel ruolo aziendale ricoperto. Ma vediamo ora quali sono le cause scatenanti, le principali teorie sulla motivazione al lavoro e i consigli per affrontare al meglio questo fenomeno.

Che significa essere motivati?

Come abbiamo detto, sono molti gli esperti che hanno dato una definizione del concetto di motivazione. Secondo Westen, per motivazione intendiamo la

Forza motrice che porta un individuo a comportarsi in un determinato modo al fine di raggiungere uno scopo

La spinta motivazionale ci aiuta ad impegnarci in tutte le attività quotidiane, perché nasce da un bisogno – quello di colmare il divario tra la condizione attuale e quella desiderata – che sta alla base del comportamento umano.

Possiamo dire, dunque, che questa spinta è legata ad uno stato di insoddisfazione che spinge l’individuo a procurarsi i mezzi necessari per porvi fine o limitarlo.

Teorie

Vari esperti hanno provato a fornire una spiegazione adeguata del costrutto motivazionale, ma tra le teorie più rilevanti citiamo sicuramente quella di Abraham Maslow che propose, nel 1954, un modello motivazionale dello sviluppo umano basato su una “piramide dei bisogni”.

La piramide è una sorta di rappresentazione gerarchica dei bisogni umani:

  • Alla base della piramide troviamo i cosiddetti bisogni essenziali, quelli legati alla nostra sopravvivenza;
  • Al vertice della piramide troviamo i bisogni immateriali, legati alla socialità, che alimentano la sfera sociale e psicologica dell’uomo e ne aiutano la realizzazione.

I bisogni sociali tendono a ripresentarsi, creando sempre nuove sfide. Per Maslow l’autorealizzazione richiede una serie di caratteristiche come la personalità, competenze sociali e tecniche che definiscono la motivazione personale.

Il costrutto motivazionale è stato approcciato anche da Herzberg, ideatore della teoria dei fattori duali, oggi più che mai estremamente attuale.

Per Herzberg, alla base dell’organizzazione deve esserci la necessità di stimolare tutti i fattori motivazionali di un soggetto, attraverso il lavoro stesso. I fattori che determinano la motivazione al lavoro per Herzberg sono:

  1. Fattori igienici, che hanno a che fare propriamente con il contesto professionale: ci riferiamo, ad esempio, all’ambiente lavorativo, alla retribuzione, alle relazioni con i colleghi;
  2. Fattori motivanti, che hanno a che fare con i valori intrinsechi della professione: parliamo, ad esempio, del raggiungimento di obiettivi prestabiliti, della crescita personale e del grado di responsabilità di cui siamo investiti.

Per l’autore della teoria, questi due ordini di fattori sono indipendenti: l’ipotesi che vengano o meno soddisfatti innesca effetti diversi nel lavoratore.

Se mancano i fattori igienici, il lavoratore sarà insoddisfatto, perché percepirà in modo negativo il contesto professionale in cui opera; se, invece, mancano i fattori motivanti, si crea una vera e propria assenza della spinta motivazionale, che va oltre la mera insoddisfazione.

La soluzione è quella di lavorare su entrambi i fattori, per incentivare la felicità sul posto di lavoro e la spinta motivazionale.

Ritrovare la voglia di lavorare: ecco come fare

Se sei un imprenditore, avrai sicuramente la necessità di lavorare su te stesso e sui tuoi dipendenti. Semplici frasi di incoraggiamento non bastano a far ritrovare la motivazione: servirà investire il tuo tempo su una strategia che funzioni sul lungo periodo.

Allo stesso tempo, se sei un dipendente di un’azienda, mettere in pratica una serie di accorgimenti ti aiuterà a sentirti meno bloccato.

Partiamo da una domanda fondamentale: quali sono le barriere della motivazione al lavoro che ogni imprenditore si troverà (o si è già trovato) a fronteggiare? Le abbiamo riassunte in questa infografica.

barriere motivazione lavoro

Strategie per superare le barriere

Come fare per fronteggiare efficacemente le barriere alla motivazione al lavoro? Ecco qualche strategia utile da applicare:

  • Abilità di selezione: selezionare la persona giusta per ricoprire un determinato ruolo è vitale per garantire una certa stabilità all’ambiente di lavoro e alzare la soglia motivazionale dei dipendenti;
  • Chiarezza di ruolo e responsabilità: ruoli aziendali ben definiti e distribuzione delle mansioni sono fondamentali a tutti i livelli;
  • Formazione: erogazione di una formazione periodica ai dipendenti basata sul potenziamento delle competenze, sull’analisi del ruolo lavorativo e sui leader sullo sviluppo della leadership;
  • Cambiamento dell’atteggiamento: percepire il dipendente come una persona con attitudini e sentimenti, da valorizzare all’interno dell’organizzazione;
  • Test motivazione al lavoro: somministrazione di un questionario periodico tra i dipendenti per studiare il loro livello di soddisfazione e le loro relazioni con la produttività individuale e la qualità della vita professionale.

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Non ci sono aforismi sul lavoro o frasi incoraggianti che tengano: un imprenditore può investire sui suoi dipendenti lavorando sul perché e abolendo il dovere e la coercizione. Secondo l’imprenditore Camille Preston, la parola dovere può sabotare la spinta motivazionale. Quando senti che dovresti fare qualcosa, lavorare sulla spinta emozionale diventa difficile.

Concentrarsi sul perché aiuta a motivare e a rafforzare la fiducia nei dipendenti. Se desideri sviluppare tutte queste abilità trasversali e potenziare la tua azienda, affidati a noi: siamo coach professionisti e ci occupiamo proprio di accompagnare gli imprenditori in un percorso di crescita e di cambiamento volto al raggiungimento di tutti gli obiettivi di business.

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2018-04-23T08:23:08+00:00